LIBROCIELO di Attilio Stocchi

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2012 è un anno apocalittico, un punto di blocco annunciato da una situazione critica ormai evidente a tutti. Negato dai media, e dal governo precedente, lo Stato di estrema unzione in cui vessa la società è oggi innegabile per l’ irrompere della disastrosa situazione economica e sociale nel Paese. La fine di un’epoca iniziata con il Rinascimento, passata dalla rivoluzione industriale, per finire con la dittatura del capitale finanziario, è giunta ormai alla sua naturale decadenza fisiologica.  Decretando la fine di un modello di  vita, che ha causato l’uso indiscriminato delle risorse ambientali, del territorio e l’appiattimento delle identità culturali, la recessione ha fermato il consumo esagerato delle merci, vendute in quest’ultimo secolo, in nome di una modernità spacciata come valore culturale necessario al miglioramento delle condizioni di vita  e dell’umanità.
Ma così non è stato. Ma allora, in queste limitazioni congiunturali che fine farà il design?  Se lo chiedono in molti in questo periodo, soprattutto a Milano, ex capitale dell’economia italiana e del sistema moda/design/finanza che ha costruito la sua ricchezza con la propaganda del consumo griffato e cultural snob. Se lo è chiesto anche Philippe Starck, tentando di risvegliare la vitalità di quegli atonici critici e scribacchini, ancora convinti di vivere negli anni 80, che hanno contribuito in questi anni a spacciare, o scambiare, la condizione del design contemporaneo come un’operazione liberale e democratica, giocando sull’ambiguità ideologica che eguaglia il consumismo con le migliori condizioni di vita. Ed eccoci giunti, in questo 2012, al consueto appuntamento con il Salone del Mobile di Milano, manifestazione fieristica internazionale a cui si affianca l’ormai ultra popolare”Fuori Salone”. Una kermesse, quest’ultima, nata per presentare i lavori dei giovani designers al seguito delle piccole aziende produttive impegnate nella sperimentazione e nella ricerca di soluzioni idonee alle esigenze della contemporaneità. Ma oggi non è certo invocando la creatività e la popolarità di questo evento, nato alla fine degli anni novanta con le migliori intenzioni dei fondatori e dei pionieri, che lo si può elogiare come momento eccellente solo perchè coinvolge tutta la città per una settimana.
Le ultime edizioni ne hanno  evidenziato la decadenza, forse a causa dei soliti marpioni e manipolatori di affari, abili a trasformare ogni occasione in rito festivaliero del consumo turistico e massivo legato alle gite primaverili. Non si può neanche dire, come afferma qualcuno, che l’insieme delle migliaia di aziende aderenti alle iniziative del Fuori Salone costituiscano un “sistema”, perché tale termine presuppone la consapevolezza di un progetto, orientato da principi e finalità condivise, sensibili alle verifiche di problematiche ampie che si interrogano sul ruolo delle merci nella società contemporanea.
Milano è una delle capitali internazionali del design, in questi giorni indaffarata a rivelare nuove visioni del futuro dettate dalle limitazioni economiche.
La necessità di allargare l’area del confronto alla dimensione urbana e al cittadino comune, per stimolare riflessioni consapevoli sulle origini di quest’ avventura industriale che ha interessato la città e la sua provincia per parte del secolo scorso, è stata segnalata dal Cosmit, l’organizzatore del Salone, già lo scorso anno. L’ente si è fatto promotore del dialogo sulla modernità e la memoria ,mettendo in scena una rappresentazione artistico culturale partecipativa, coinvolgendo i luoghi fisici della città, ed evocandone le due anime, idue cuori, i due luoghi che hanno contribuito a formare la sua peculiare identità.
Il primo cuore, l’antico bosco celtico, è stato evocato in piazza San Fedele con l’evento Cuorebosco nel 2011. Al secondo cuore, quello romano, è reso omaggio nel 2012 con  Librocielo, installazione multimediale ideata – come la prima – da Attilio Stocchi, dedicata alle origini di Milano, che si svolgerà nella sei giorni dal 17 al 22 aprile all’interno della Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana di Milano.
La parola ai libri e alla cultura, secondo questa coraggiosa e lungimirante filosofia, di coniugare eventi commerciali – come i Saloni – a eventi propriamente culturali.
Il centro pulsante delle città romane era il foro,incrocio tra cardo e decumano, cuore commerciale, amministrativo e giudiziario della città. Nell’area dell’antico foro, tra Piazza Santo Sepolcro e Piazza Pio XI, dal 1609 è stata costruita l’Ambrosiana, istituzione ideata e voluta dal cardinale Federico Borromeo, che ha conservato l’antico passato, custodendo le vestigia pittoriche e letterarie del mondo classico.
La parola “libro+cielo” nasce dalla riflessione che questo progetto vuole rendere omaggio alla cultura ereditata dal mondo classico (simbolicamente rappresentati dal Foro Romano e dall’Ambrosiana) facendo parlare i libri sospesi nell’aria: i libri in cielo dunque, ma anche un cielo, costituito dai nostri pensieri/libri.
E’ illuminante inoltre riflettere sul fatto che il cielo è la patria sopra di noi e il libro è il patrimonio ereditato dai nostri padri. Librocielo è anche un progetto dunque sul pater, così come Cuorebosco era un progetto sulla mater-materia del bosco.
Nella parte centrale dell’evento, che si svolgerà nella meravigliosa Sala Federiciana, i libri dialogheranno sui temi della casa e dell’abitare.
La casa è il vero patrimonio, come la lingua tedesca spiega bene con la radice delle sue parole: in tedesco heim significa casa e heimat, patria.
Proprio per essere contestuali al luogo (il cuore romano di Milano), la struttura dei “dialoghi fra libri” partirà proprio dall’idea di domus romana, struttura portante della città e della società antica, quasi sua
rappresentazione. Domus come “microcosmo” dell’urbe: al centro un vuoto – nella casa un atrio, nella città una piazza/foro, all’intorno un costruito pulsante di funzioni. In quest’ottica la casa romana, esplosa in frammenti e rielaborata nelle sue parti costituenti può essere una ricca metafora per una riflessione sull’abitare e sul vivere lo spazio: l’ingresso con le anguste fauces , “protezione”; le piccole alae con le statue dei mani, dei lari e dei penati, “preghiere”; il centrale atrium con il focolare sotto e il cielo sopra “calore” e “universum”; la stanza del tablinum “ospitalità”. Molteplici declinazioni dunque. Domus come “convivium”, al suo interno si può “vivere insieme” il mondo. Su questi temi dialogheranno i grandi libri della biblioteca qui conservati ma anche i moderni dall’Iliade di Omero a Sesamo e Gigli di Johm Ruskin dagli Epigrammi di Marziale alla Presenza di Orfeo dell’appena scomparsa, amata milanese, Alda Merini.
Gli spettatori entreranno in questo “percorso-evento” dall’originario ingresso della Biblioteca Ambrosiana– da Piazza San Sepolcro – e il pronao del Palazzo pulserà di luce rosso scarlatto.

dal blog lastampa.it/culturanatura di Fortunato D’Amico

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