Enzo Eusebi e le nuove frontiere dell’architettura sostenibile

Fortunato D’Amico

Durante un workshop di AAA+A (Agricoltura, Architettura, Alimentazione+A..), che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano all’interno del Made expo 2012, Enzo Eusebi, presentando al pubblico il suo ultimo progetto, ha constatato che le nuove frontiere dell’architettura sembrano spostarsi sempre di più verso aree operative in cui il la relazione natura e costruzione ritorna ad essere uno dei temi centrali del dibattito in atto nel mondo occidentale per tentare di contrastare i danni provocati dal consumo sfrenato del territorio, sistematicamente messo in atto dalle pratiche edilizie dell’ultimo mezzo secolo.

Nel caos generale determinato dalla fine dell’impresa industriale, nelle forme conosciute dal dopoguerra, e dalla crisi del modello finanziario, evoluto sino alla sua stessa autodistruzione, il progetto architettonico ritorna ad occuparsi seriemente di realizzare costruzioni finalizzate alle vere esigenze della comunità.

I principi di comfort e funzionalità, nelle ultimissime tendenze architettoniche sono associati alla logica di mantenimento degli artefatti in relazione all’habitat naturale.

Emblematico di questo nuovo pensiero è certamente il progetto dell’opificio per la produzione di prosciutti in fase di conclusione nella zona industriale Il Lago, a Preci in provincia di Perugia.

Enzo Eusebi e Nothing Studio hanno concepito una costruzione, in parte ipogea, con una copertura verde di impermeabilizzazione di oltre 7000 mq.

Questa scelta ottiene vantaggi su più fronti, per quanto concerne l’isolamento termico durante la stagione estiva e quella invernale, con la mitigazione del microclima. Il manto erboso, sarà piantumato ad agrumeto, integrando l’attività agricola, beneficiaria del calore residuo proveniente dall’impianto produttivo, alle funzioni di isolante sonoro e di riduzione del flusso idrico provocato dalle intemperie. La gestione e stoccaggio delle acque meteoriche è garantita da uno specifico sistema per la riduzione della produzione di acque reflue e la richiesta di acque potabili.

Cinquanta moduli fotovoltaici e dieci collettori solari per la produzione in sito di energie rinnovabili consentono l’abbattimento dei consumi inquinanti, ed economicamente onerosi, derivati dai combustibili fossili.

La scelta di finiture a specchio nelle parti fuori terra moltiplica lo spazio naturale circostante e garantire l’apporto di illuminazione naturale, necessario alle aree lavorative interne.

Finiture e materiali biocompatibili caratterizzano il blocco direzionale, armonizzato da tagli verticali in sequenza armonica, studiati per la ricezione della luce.

Un ampio spazio verde leggermente inclinato, limitrofo alla vasca d’acqua sui cui si innalzano questi edifici, consente ai lavoratori una visione del panorama ambientale ed è funzionale alla riduzione dello stress provocato dall’attività lavorativa. Le forme architettoniche del complesso, perseguendo i principi della filosofia LEED, messi in pratica con l’uso di standard costruttivi tra i più evoluti in campo internazionale, si adagiano ai profili collinari, minimizzando il contrasto natura-architettura.

http://www.lastampa.it/Blogs/culturanatura

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