La città rigenerata

di Ilario Abate Daga

Rigenerare la città: intervento nell’ambito di Restructura 2013 di  Ilario Abate Daga Segretario Ordine Architetti Torino.

Innanzitutto ci si deve intendere: cosa vogliamo dire quando parliamo di rigenerare la città?  Le definizioni di “rigenerare” che rintracciamo nel dizionario spesso poco si addicono alla città: rigenerare nel senso di ricreare ciò che si è perso, come la coda della lucertola che mozzata si rigenera, non è calzante, poiché non si azzera un luogo per ricrearlo uguale a prima; rigenerare nell’accezione di portare allo stato iniziale è definizione altrettanto poco indicata, dal momento che dove c’è una città non può tornare l’erba. Credo quindi che si debba intendere il termine rigenerare piuttosto come “dare nuova vita”, nuova vitalità e vivibilità alla città o a parte di essa, perché considerate compromesse. Gli spazi rigenerati devono essere luoghi in cui è bello e sicuro vivere: qualità dell’ambiente e sostenibilità delle trasformazioni del territorio e della costruzione o recupero del patrimonio edilizio devono essere ingredienti fondamentali della cultura del progetto (e non soltanto applicati nelle zone a rischio sismico o idrogeologico accertato). Il modello generato dalla legge urbanistica dal ’42, emanata per governare l’espansione e la crescita delle città, se da un lato ha attestato il settore dell’edilizia e il suo indotto come principale traino dell’economia del Paese negli anni del boom favorendo la creazione di nuovi quartieri, nuove periferie, nuovi edifici, dall’altro ha innescato l’inarrestabile processo di consumo del suolo, di cui oggi dobbiamo affrontare le conseguenze. L’impermeabilizzazione è un processo irreversibile (UE – com2006,231) e quindi il modello di rigenerazione inteso come “riportare allo stato iniziale” non è più possibile quando si tratta di terreni consumati: non possiamo rigenerare gli spazi agricoli compromessi. Il tema oggi è di attualità e i numeri ne testimoniano la gravità (in Europa si vedano i dati di Corine Land Cover e Lucas, in Italia i dati ISPRA e ISTAT) soprattutto, alla scala di nostra competenza.  Il Piano Territoriale della Provincia di Torino denuncia che tra il 1990 e il 2006 sono stati consumati ben 7500 Ha di suolo libero (equivalenti a 7500 campi da calcio), e ve ne sono 4500 prenotati, intesi come suoli su cui vige una destinazione urbanistica impermeabilizzante (Residenziale, Industriale, Terziario, Polifunzionale). Tutto ciò è avvenuto a fronte di una popolazione stabile, anzi, in leggero decremento, in una sostanziale migrazione della popolazione e una progressiva sottrazione di popolazione alle città, che hanno perso centralità, identità, vitalità. In particolare alcuni centri storici sono andati progressivamente svuotandosi, e a fatica hanno recentemente ritrovato il loro ruolo di cuore della città. La rigenerazione è un processo naturale e le città, capaci di essere nodi di una rete globale, tornano ad essere centri economici e strategici. In tutto ciò la figura dell’architetto è centrale per almeno due motivi. Il primo prettamente tecnico: in Provincia di Torino vi sono circa 7000 iscritti, di cui circa 50% professionisti puri. Il livello di competenza è altissimo, si proviene generalmente da un sistema universitario d’eccellenza, e si prosegue con formazione (ora obbligatoria) e competenze specifiche in molti campi. Tra questi è da citare come centrale il tema di green economy su cui ci sono oggi le competenze (ovviamente non solo tra gli architetti) per un’altra architettura, di qualità, attenta agli aspetti ambientali, “verde”.

Vi è però un secondo aspetto che è la capacità degli architetti-urbanisti di proporre visioni, strategie, programmi attraverso cui si può e si deve immaginare una rigenerazione della città. Alcuni esempi significativi: → il più eclatante è Bilbao: città trasformata completamente da un intervento urbanistico, architettonico e sociale. Forse non abbiamo tra i nostri iscritti un Gehry, ma quanto fatto non è altro che un progetto, che si radica su un processo di piccole trasformazioni, ben pianificate e ben realizzate.

alla scala urbana ci sono esempi europei interessanti: il South Bank londinese in 10 anni è tornato ad essere polo della città, attraverso un processo di pianificazione attento e interventi di qualità: Tate Modern (Herzog & de Meuron), Shard (Renzo Piano), Millenium Bridge (Foster & C) .

Anche a Torino la progettazione territoriale ed edilizia ha avuto un ruolo importante: pensiamo alla visione di Cagnardi nel PRGC del 1995 che vide nella Spina una nuova centralità.

La rigenerazione di quella parte di città è emblematica. Si pensi al raddoppio del Politecnico, alle residenze studentesche, alla nuova Porta Susa, alla Metro, al nuovo grattacielo Sanpaolo, alle OGR. Il luogo rigenerato è rappresentativo di un tutto, molto più ampio del semplice progetto: là dove prima c’era un sedime ferroviario ora c’è cultura, formazione, lavoro, economia, infrastrutture.

L’Ordine degli Architetti vuole sollecitare e agevolare la partecipazione dei propri iscritti alla trasformazione della città anche attraverso la promozione del concorso, forte dell’esperienza della Fondazione OAT nella capacità di redazione dei bandi e di gestione dell’iter concorsuale a servizio di enti banditori pubblici e privati. Il concorso è lo strumento che consente di scegliere la migliore idea tra quelle presentate, prediligendo la qualità del progetto al nome del progettista. In un periodo che rimane di incertezza, la rigenerazione delle città può rappresentare il futuro. Non è un’occasione da sprecare Per citare l’economista Moretti, le città che hanno saputo trasformarsi producono ricchezza, producono istruzione, producono migliore qualità della vita, e pensando a Berlino, che è la città rigenerata per eccellenza credo possa avere ragione e che si debba seguire il suo esempio.

Immagini  
1. Torino 1962 http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=734544&page=27  
2. Museo di Bilabao: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/de/Guggenheim-bilbao-jan05.jpg 
3. Londra -South Bank 
4. Torino, Soina 1: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Spina_2_020406_051.jpg
 
http://www.lastampa.it/Blogs/culturanatura
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