Raluca Andreea Hartea, autrice di Emotive Portraits

Raluca Andreea Hartea

Raluca Andreea Hartea

Ho visto Raluca per la prima volta durante la conferenza di chiusura delle attività del SuperOrto più, sul tetto del SuperStudio di via Tortona 27 a Milano. Noi ascoltavamo la conferenza e prendevamo appunti, lei passeggiava nell’orto, come se stesse ascoltando una conferenza parallela, tutta di piante e terra. A fine dibattito, quando già il sole era rotto dalle sagome dei tetti di Milano, ci siamo presentati e abbiamo iniziato a raccontarci. Innanzitutto il suo nome è Raluca Andreea Hartea, ed è un’artista rumena giunta quando aveva dieci a Palermo con la famiglia, ora ha 28 anni e vive da dieci anni a Milano.

Emilio: Dieci + otto fa diciotto anni che sei in Italia: puoi considerarti parecchio italiana.

Raluca: Si, anche se più crescevo e più mi sentivo un pesce fuor d’acqua, per via della molteplicità di condizionamenti che ho subito nel corso della mia vita. Basta pensare che dalla Romania comunista dei primi anni ‘90 sono arrivata a Palermo; un bel contrasto!

E: Mi hai confessato di esserti sempre interessata ai meccanismi interiori che muovono le persone…

R: …anche in senso strettamente letterale. Se una persona parla in un certo modo, si muove in un certo modo, ha certe posture, gusti e interessi, è per via del suo bagaglio di condizionamenti; è lo studio di questi ultimi ciò che davvero mi interessa.

E: Che rapporto hai avuto con i tuoi condizionamenti, ed in un certo senso con la tua identità?

R: Spesso mi sentivo vuota, così a diciotto anni, andando a vivere da sola, ho iniziato a mangiarmi libri di psicologia per capire meglio chi fossi. Tutto mi sembrava futile, così ho deciso di studiare arte in Accademia spinta dal tentativo di rappresentare il riempimento e la materializzazione concreta del tempo. Poi il lutto del mio unico punto di riferimento mi ha obbligato ad andare ancora più a fondo nella conoscenza di me stessa, facendomi scoprire l’ipnosi, che ho subito interpretato come un punto di svolta della mia vita. È dagli uragani esistenziali che nascono le intuizioni più vere.

E: Come mai l’ipnosi?

emotive portrait 2 Davvero per  caso (per modo di dire), guardando una sera la tv. Una donna mangiava senza controllo, e con una terapia ipnotica è riuscita a guarire completamente in pochissimo tempo. Digito “ipnosi centro milano” e così mi immergo nell’esperienza che mi ha finalmente permesso di scoperchiare il mio vaso di pandora; è lì che sono diventata donna.

E: È da qui che nasce il “ritratto emotivo”  immagino, che cos’è?

emotive portrait 1

Esattamente. Il ritratto emotivo è un quadro quadrato che cerca di rappresentare l’identità di una persona, della quale, fondamentalmente, non mi interessa se sia uomo, donna, bello, brutto; mi interessa la percezione che ha di se stesso all’interno dell’ambiente che lo circonda. Il quadro cambia dimensione a seconda del suo ego, ed è composto essenzialmente dalla sua impronta digitale.

E: L’essere straniera ha influito in questa scelta, l’impronta digitale era il primo segno che si depositava entrando nel nuovo Paese

R: Si, infatti ricordo ancora quando lo feci io stessa. Ma mi hanno influenzato anche artisti come Mazoni e Penone, che mi hanno aiutato nell’individuazione di una traccia simbolica di una persona.

E: Perché i colori sono così importanti? catalogo emotive portraits

R: Il colore è onnipresente ed intrinseco in ogni cosa! Inoltre è un evocatore inconscio; se ad un colore si associa un significato, consciamente o meno, si richiamerà quel significato ogni volta. Per questo prima di dipingere faccio una intervista-questionario in leggera ipnosi alla persona da ritrarre, da cui ottengo le informazioni non attraverso la testimonianza diretta del suo trascorso, ma attraverso un linguaggio analogico. In questa fase il soggetto seleziona alcuni colori e non altri, facendo associazioni spontanee e libere, poiché le difese razionali sono molto più basse.

E: Capito, tu crei impressioni emotive che si sviluppano sul segno più unico e indistinguibile che il nostro corpo può produrre, l’impronta digitale.

R: La cosa interessante è che quando il visitatore entra nello spazio espositivo, prova attrazione o repulsione da determinati ritratti, esattamente come succede nella realtà, quando si è più attratti da una persona piuttosto che un’altra.

E: Si potrebbe anche dire che vengo attratto da me stesso, essendo attratto verso un ritratto emotivo?

Assolutamente si, ti piacerà un quadro soltanto quando inconsapevolmente ritroverai qualcosa di te, perché lo riconosci, ti ci riconosci. Il piacere è un riconoscimento. Tutto il percorso dell’osservatore nella sala espositiva è un percorso di attrazione del simile e repulsione del diverso; in questo modo cerco di farlo avvicinare ad una concezione più intima di se stesso.

E: Siamo arrivati al progetto a cui stai lavorando, Emotive Portraits, perché hai voluto ritrarre gli artisti?

Con questo progetto vorrei fare il ritratto emotivo a 50 artisti, poiché è stata proprio la loro vita, le loro storie a farmi avvicinare all’arte. È proprio agli artisti stessi che devo tutta la mia passione per l’arte, ed Emotive Portraits è il mio personale ringraziamento. Ne ho già eseguiti 15, ma il lavoro è ancora lungo.

Emilio Dal Bo

Ecco una galleria di precedenti lavori dell’artista

5 raluca andreea hartea5 bis raluca andreea hartea4 raluca andreea hartea

6 raluca andreea hartea8 raluca andreea hartea7 raluca andreea hartea

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...