INTERVISTA ALL’ARCHITETTO FIAMMETTA PAROLA. Il VASTU, LA SCIENZA VEDICA DELL’ABITARE

Fiammetta Parola era assorta nell’ascolto durante la conferenza Terzo Occhio – Terzo Paradiso avvenuta presso la Fondazione Cittadellarte di Biella, che ha visto protagonisti in un dialogo tra arte e spiritualità curato dafiammetta parola Fortunato D’Amico, il maestro Michelangelo Pistoletto e il maestro bengalese Sripad BV Tirtha Maharaja. Era seduta affianco a me, e tutto ciò che sapevo di lei, era che fosse un architetto. Mi convinsi che dovesse essere un architetto particolare. Non mi sbagliavo. Laureata in Architettura nel ’96, Fiammetta è impegnata per diversi anni nella progettazione di grandi opere pubbliche, finché non è costretta a fermarsi a causa di una malattia. Capisce molte cose con lucida lontananza in questo momento non facile, e decide di cambiare vita avvicinandosi alla spiritualità. I suoi primi studi la portano ad avvicinarsi alla meditazione e a vedere l’aura delle persone, esperienza folgorante che le fa comprendere l’esistenza di qualcos’altro, visibile ai suoi occhi, oltre alla sola materia che siamo abituati a considerare. Inizia da quel momento un intenso viaggio spirituale nella ricerca del rapporto tra l’essere umano e l’universo. Lungo questo viaggio incontra il maestro Sri Tathata che la inizia all’insegnamento dei Veda, gli scritti sacri della tradizione Indù. Grazie a tali insegnamenti l’architetto è riuscito a far collimare la sua professione con la sua ricerca spirituale, attraverso il Vastu.

Emilio Dal Bo: Partiamo proprio da qui, sono curiosissimo, che cos’è il Vastu esattamente?

Fiammetta Parola: Negli scritti vedici compaiono tutte le modalità con le quali l’uomo dovrebbe vivere in rapporto a: divino, altri esseri umani, animali, scienza e medicina e così via, fino alla scienza dell’abitare, rappresentata appunto dal Vastu. Questa specifica categoria all’interno dei Veda può essere definita la scienza vedica dell’abitare, e si occupa di insegnare a progettare lo spazio, qualunque spazio.

EDB: Non si occupa solo di progettare spazi privati dunque, ma anche di spazi pubblici o paesaggi.

vastu_shastraFP: Si, io poi ho sempre sognato di costruire paesaggi, che fossero urbani o rurali. Il paesaggio ricopre un aspetto molto importante nel Vastu, in quanto la disposizione stessa degli oggetti che lo costituiscono, i quali possono essere edifici, piante, strade ecc, determinano un preciso flusso energico, in cui ogni elemento dev’essere considerato come integrante. E non solo gli elementi terrestri, ma anche quelli celesti rientrano in questo studio. Poiché l’uomo è un ponte tra cielo e terra, non possiamo dimenticare degli enormi influssi celesti sulle nostre attività.

EDB: Potrebbe essere importante, secondo il Vastu, capire il periodo dell’anno migliore comprare una proprietà, o per iniziare un intervento su un determinato territorio?

FP: Certo! Sono altrettanto importanti l’orientamento degli edifici nello spazio e il luogo esatto dove costruirli. Qui arrivo all’obiettivo principe del mio lavoro e della filosofia Vastu; quello di creare uno spazio che permetta all’uomo di sviluppare le sue massime potenzialità.

EDB: In quest’ottica l’uomo è davvero al centro dell’intera progettazione. Forse i piani urbanistici italiani, ma non solo, degli ultimi decenni l’avevano dimenticato, tutti rivolti com’erano al massimo profitto e al massimo sfruttamento del territorio.

FP: L’uomo è il centro dell’architettura Vastu. Pensa che nel caso di nuove costruzioni, il mio cliente, dotato di vastu_homespecifiche proporzioni fisiche, diventa addirittura l’unità di misura dell’intera progettazione! Non ragiono in metri, ma in unità di quello specifico individuo che dovrà insediarsi all’interno dell’abitazione.

EDB: La perfetta abitazione bespoke, se mi permetti un termine a prestito dalla moda. Tieni conto con la stessa accortezza dell’identità del luogo in cui costruisci?

FP: Gli antichi romani parlavano del genius loci per indicare il preciso carattere di uno spazio, che doveva essere compreso, rispettato e soprattutto mantenuto mediante l’intervento umano. I piani urbanistici che tu hai menzionato, probabilmente non ne hanno tenuto conto. Io, attraverso l’applicazione dei principi vedici, lo considero un aspetto primario. La natura, fonte inesauribile di energie, è fondamentale nei miei progetti architettonici.

EDB: In che modo invece interpreti la bellezza nel tuo lavoro? Come ti relazioni con essa nella configurazione di nuovi spazi urbani, talvolta non proprio l’emblema del concetto di bello?

FP: La bellezza è innanzitutto armonia, delle forme, delle misure, delle energie. Pensando ad una nuova concezione dello spazio urbano, ritengo che l’armonia debba tornare a svolgere un ruolo primario. Le nostre città non possono essere degli ammassi di edifici, ma un insieme organico di spazi, architetture, natura e cielo. Tutto ciò sarebbe di enorme beneficio per coloro che vivono nella città.

EDB: Pensando al rapporto tra città e cittadino, si può affermare che uno spazio più armonico produrrebbe persone migliori?

Earth-sky-manFP: Le nostre città riflettono esattamente la nostra società. Una società che ha dimenticato di guardarsi dentro, tanto quanto ha dimenticato di guardarsi fuori. Il rapporto che necessariamente si instaura tra l’uomo e il suo paesaggio, di qualunque tipo esso sia, è uno scambio continuo. Per cui si può affermare che città migliori produrrebbero persone migliori.

EDB: Le implicazioni sociali di questo aspetto sono infinite. Perché non pensare che maggiore armonia in una città potrebbe diminuire naturalmente il tasso di criminalità della città stessa?

FP: A qualcuno potrà sembrare impossibile, ma io sono convinta che sia proprio così. Non solo si abbasserebbe il tasso di criminalità, ma si stimolerebbe la cooperazione tra le persone, e la gioia nelle nostre vite. Proprio a questo proposito, con una amica, che si occupa della gestione dei conflitti, abbiamo sperimentato e provato un fenomeno davvero interessante. In uno spazio esteticamente piacevole e studiato a favore dell’equilibrio tra le forme, le persone gestiscono il conflitto in modo decisamente più pacifico rispetto a spazi disorganici, o volgarmente brutti. Lo spazio attorno a noi ci trasmette sempre una sensazione, o un messaggio. In occidente, dalla Chiesa agli assolutismi, si è sempre utilizzata l’architettura per veicolare stati d’animo ben determinati. Anche il Vastu si serve della costruzione dello spazio per veicolare messaggi, ma il suo fine è il potenziamento  dell’individuo, non il suo giogo.

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