Intervista all’Architetto del Paesaggio Alessandra Aires. Il suo viaggio personale e professionale.

alessandra aires-sopramaresottoUna Laurea in Architettura con una tesi sulle cascine di Stupinigi, poi uno stage in Olanda e uno a Barcellona ‘92, Torino 2006, Cape Town e il 53° Congresso Internazionale sul Paesaggio IFLAA Torino 2016. Il viaggio personale e professionale dell’Architetto del Paesaggio Alessandra Aires.

 

Emilio Dal Bo: Oggi, finalmente anche in Italia, si è iniziato a parlare di Architettura del Paesaggio, e a considerarla parte integrante nei progetti di trasformazione delle città e delle zone rurali. Era così anche quando ti sei laureata?

Alessandra Aires: La situazione era molto diversa; la stessa facoltà di Architettura di Torino non prevedeva alcuna specializzazione sul paesaggio, poiché se ne parlava davvero poco. La mia è stata una formazione ad indirizzo restauro, con una laurea sul progetto di restauro di tutto il complesso delle cascine dell’ordine Mauriziano di Stupinigi, pienamente operanti ancora oggi.

EDB: Un progetto più che mai attuale, se pensiamo a tematiche quali agricoltura urbana e periurbana.

AA: È vero, basta aprire il giornale per capire quanto queste tematiche siano diventate di moda, con dibattiti, stupinigi_cascine_sopramaresottoconvegni ed eventi dedicati. Guardandolo a posteriori, il complesso di cascine a Stupinigi rappresenta il perfetto modello ante-litteram di agricoltura periurbana: appena superato il ponte del Sangone dove finisce la città di Torino, comincia Stupinigi. Negli anni successivi al mio progetto di Laurea però, tutte le attenzioni si sono concentrate su Venaria, lasciando inespresse le potenzialità di Stupinigi. Potenzialità ancora possibili, chissà che qualcuno non le riprenda in considerazione.

EDB: E dopo la Laurea?

AA: Ho fatto subito uno stage in Olanda, dove iniziai ad interessarmi al paesaggio; qui infatti l’attenzione nei confronti dell’architettura dei parchi cittadini e dei giardini contemporanei era già considerevole, con un conseguente sviluppo di una progettazione impensabile nell’Italia di allora. Appena tornata dall’Olanda, nel ’92, andai a lavorare a Barcellona.

EDB: L’anno delle Olimpiadi!

Barcellona1992_sopramaresottoAA: L’anno delle Olimpiadi. L’anno migliore di una città. Prima Barcellona era completamente diversa, basta pensare che la spiaggia di Barceloneta era completamente occupata da capannoni industriali, e dalla ferrovia. Per quell’occasione fecero un lavoro davvero pionieristico: furono i primi a compiere una trasformazione di una città focalizzandosi davvero sull’arredo urbano, sulla progettazione dello spazio pubblico, sull’architettura del paesaggio urbano. Dall’Australia al Canada, tutto il mondo copiò da Barcellona. Io ebbi la fortuna di esserci in quel momento così ricco di fermento. Il piano iniziale prevedeva più di cento interventi di spazio pubblico, ma divennero molti di più. Quasi tutti furono affidati a persone diverse, con identità forti, da Beth Gali a Enric Miralles, che crearono un mosaico multiforme di stili nella città più contemporanea del mondo.

EDB: Solo un effetto Olimpiadi qualcosa in più?

AA: Era come se fossero appena usciti da una guerra. La dittatura di Francisco Franco durò fino al 1975, e nello stesso anno fu condannato a morte l’ultimo catalano. Per questo il cambiamento della città ha coinciso con la rinascita politica e sociale della città e le Olimpiadi hanno certamente rappresentato la vera occasione di riscatto e rinascita per una popolazione incredibile. Lavoravano 14 ore al giorno, e facevano le 4 di notte per far festa! Per star dietro a loro noi studenti europei dovevamo fare il pisolino pomeridiano.

torino-2006-sopramaresottoEDB: Hai avuto anche la fortuna di partecipare in modo ancora più attivo alle Olimpiadi di Torino, vero?

AA: Torino 2006 è stato il secondo grande progetto della mia vita. Arrivai a quell’occasione nel momento giusto. Non ero troppo giovane, ma neanche troppo matura da avere già assimilato meccanismi automatici di lavoro. Un approccio fresco e consapevole al tempo stesso, che ho voluto e vorrò mantenere durante tutta la mia carriera. Forte dell’esperienza giovanile a Barcellona, ho creduto fin da subito nel potere rigenerante delle Olimpiadi per la città ospitante, e con altri colleghi ho fatto parte del primo dossier di candidatura già a partire dal ’98.

EDB: Negli ultimi anni hai raggiunto un altro grande obiettivo per la città di Torino; il capoluogo piemontese sarà infatti la sede nel 2016 del congresso mondiale di Architettura del Paesaggio Tasting the Landscape dell’IFLA (Organizzazione Internazione degli Architetti del Paesaggio). Ci racconti come è andata?

AA: Vincere la candidatura per questo evento importante è stata una grande sfida. Non ebbi paura di candidare la mia città durante un’assemblea AIAPP tenuta a San Marino nel 2011. Riuscimmo poi nel giro di pochi giorni a coinvolgere il Sindaco Chiamparino e l’assessore Lavolta per la preparazione ad una preview di candidatura presentata pochi mesi dopo a San Pietroburgo. La tappa successiva fu il congresso mondiale IFLA di Cape Town dove Torino si presentò alla giuria insieme ad Istanbul.

IFLA 2016-torino-sopramaresottoEDB: Come avete conquistato la giuria?

AA: Tutti si aspettavano che l’Italia portasse all’attenzione il giardino storico. Noi preferimmo affiancare ad esso l’evoluzione che la città di Torino aveva saputo compiere trasformando oltre 4 milioni di metri quadri di superficie industriale in parchi, giardini contemporanei, servizi. Inoltre, fattore da non trascurare, abbiamo deliziato la giuria con due prodotti tra le nostre eccellenze regionali: il vino Barolo Damilano e il cioccolato di Guido Gobino.

EDB: Mi torna alla mente il claim del congresso: Tasting the Landscape.

AA: Esatto. Il tema è stato proposto da noi ad IFLAA, per la prima volta. Il paesaggio non può essere soltanto qualcosa che delizi la vista, ma un’emozione che coinvolge tutti i sensi, in una continua evoluzione con chi lo plasma attraverso la sua cultura, tradizione e spinta all’innovazione.

 

Il 53° Congresso Internazionale sul Paesaggio IFLA Tasting the Landscape avrà luogo a Torino nel 2016, e vedrà coinvolti più di 3.000 paesaggisti da tutto il mondo in un dibattito sul ruolo del paesaggio contemporaneo.

Qui il sito per maggiori informazioni, e qui il bellissimo video di presentazione dell’evento.

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