Tamara Landau. Le funambole della dimenticanza. Origini prenatali dell’anoressia e della bulimia. FRENCH, SPANISH VERSION

FDA – Si può davvero affermare che l’origine di bulimia e anoressia sia da ricercare nella condizione fetale?
TL – Credo di sì. Sono psicoanalista e ho sempre avuto una passione per la ricerca. Dopo aver lavorato per anni come psicologa-ricercatrice all’INSERM (Istituto Nazionale di Ricerca Medica) in un centro di  tossicodipendenti, ho deciso dedicarmi, nella pratica privata di psicoanalista, a bulimiche e anoressiche. Speravo che queste pazienti potessero aiutarmi a capire le origini inconsce del fenomeno di dipendenza,  non avendo gli effetti collaterali delle droghe assunte. La mia intuizione si è rivelata giusta. Con il ricorrere degli stessi gesti durante le crisi di bulimia, degli stessi propositi sul loro corpo, degli stessi incubi durante cura psicoanalitica e gravidanza e l’emergere delle  crisi  durante certi passaggi difficili dell’esistenza (separazione o morte di un essere caro) o di metamorfosi corporea (pubertà, menopausa e gravidanza) queste donne mi hanno rivelato che soffrivano di reminiscenze fetali.

FDA – Quali sono i loro gesti durante le crisi?
TL – Le bulimiche-anoressiche, durante il giorno, ingurgitano di continuo del cibo assieme a una grande quantità d’acqua per poterlo vomitare facilmente subito senza trattenere nulla. Durante la notte,  per addormentarsi e «reggere fino all’indomani» come mi dicono, bevono uno o due litri di tisana  zuccherata o degli yogurt e alcune bulimiche si svegliano ogni tre ore per andare in bagno, bere e mangiare. Il feto  per sopravvivere deve ingurgitare, sputare e urinare di continuo una certa quantità di liquido amniotico in un tempo determinato dalla fase in cui si trova nel suo sviluppo. Per esempio, al quarto mese, quando inizia a dormire e ingurgitare  il liquido amniotico, deve  ingoiarlo, sputarlo e urinarlo in quantità sufficiente per  rinnovarlo ogni tre ore. Al nono mese, invece, deve rinnovarlo solo una volta al giorno. Quasi tutte le bulimiche-anoressiche bevono solo tè o caffè zuccherati al mattino e cominciano le crisi a qualsiasi ora del giorno, mentre le bulimiche fanno una prima colazione abbastanza sostanziosa e le crisi si impongono solo a fine giornata. Ma per  bulimiche e anoressiche, come per il feto,  addormentarsi a pancia vuota, è letale. Già con queste analogie possiamo pensare che bulimiche e anoressiche, come il feto, non ingurgitano il cibo per soddisfare la fame ma per sopravvivere e lottare contro l’angoscia di morte.

FDA – Ma come immaginare un feto che risente già delle angosce?
TL – Già al tempo di Freud un’ostetrica aveva suggerito che il meconio espulso durante il parto potesse essere un’espressione dell’angoscia del feto. Oggi si puo già osservare con  l’ecografia che l’angoscia della madre aumenta la motricità del feto mentre la depressione la fa diminuire. Ma la scoperta più interessante (M.C. Busnel) è che durante le gravidanze «a rischio», il cuore del feto di sei mesi batte più rapidamente se la madre si angoscia pensando a lui o parlando di lui a qualcuno. Questa esperienza potrebbe confermare la mia ipotesi che già prima di nascere, il bimbo   capisce e  vive nel suo corpo la portata emozionale delle parole pensate su di lui o rivolte a lui dalla madre con una predilezione per le parole dolci d’amore! Quindi se la madre lo dimentica durante il giorno, perché è troppo preoccupata per altre cose o troppo invasa dall’angoscia, il bimbo non risente abbastanza le emozioni materne che gli danno l’impressione di esistere.

FDA – Qual è la relazione tra anoressia e bulimia e la necessità del feto a essere stimolato da attenzione e emozioni materne?
TL – Bulimiche e anoressiche esprimono allo stesso modo la loro difficoltà nel percepire i limiti del loro corpo e il loro peso senza ricorrere alla bilancia. Una scatola di biscotti al cioccolato ed ecco che si sentono subito enormi come un elefante! I loro pensieri ricorrenti « s ono nata senza corpo » oppure   « mi sento incisa nel nulla » descrivono il dolore di avere un corpo inesistente, senza peso, senza immagine,  che resta invisibile e volatile non riuscendo ad ancorarsi al suolo e a imprimere tracce della sua esistenza. Per sentirsi vive, prendere consistenza e diventare visibili, esse devono riempirsi di cibo per tentare di zavorrarsi al suolo. Inoltre, ho notato che fanno tutte gli stessi lapsus invertendo  l’ordine delle generazioni tra la nonna e la madre e la madre e se stesse. Per esempio: «  mia madre è morta prima della mia nascita », oppure «  quando sono morta alla nascita ». Anche quando si guardano allo specchio esclamano spesso : «  quella che vedo è mia madre!  »oppure   « la mano che mi abbuffa è quella di mia madre! » In questo modo, ho potuto capire che anoressiche e bulimiche soffrono di disturbi della percezione e del  riconoscimento di sé (agnosie) e anche di un deficit della percezione del loro corpo, dal busto in giù, quando ripetono convinte : «  queste cosce appartengono a mia madre !  ».

Queste osservazioni cliniche mi hanno fatto pensare che esse continuano a percepirsi senza gravità,  come se fossero ancora all’interno del corpo materno. Per tentare di capire questo fenomeno, ho  incontrato dei neurologi, una kinesiologa, O.Rouquet, degli architetti specializzati nelle luci e, soprattutto, ho studiato il problema dell’imponderabilità degli astronauti facendo una ricerca sulla danza con Kitsou Dubois, un’amica coreografa, che ha collaborato con dei ricercatori della NASA e del CNES (Alain Berthoz) allenando degli astronauti con la danza in voli parabolici per  creare degli spettacoli con «gravità zero » ( http://www.tamara-landau.net/index.fr.php   video Kitsou Dubois). Dopo questa ricerca, ho capito la funzione capitale dello sguardo e delle parole per potere prendere coscienza del proprio corpo e dei movimenti nello spazio e ho  potuto dedurre che le mie pazienti, come gli astronauti nella navetta,  non hanno  coscienza del loro volume e del peso perché  utilizzano dei modelli  di percezione molto più sensibili di quelli utilizzati normalmente,  come le funambule. E poi  sappiamo che anche i bimbi sotto i tre anni non si percepiscono senza la vista, come già diceva Françoise Dolto, e possiamo aggiungere senza lo sguardo e la parola di qualcuno. Quando  hanno i guanti, per esempio, non riescono a sentire le loro mani.  È  come se fossero volate via. Possiamo dedurre che le pazienti anoressiche e bulimiche non abbiano ricevuto  abbastanza sguardi e parole strutturanti dai genitori prima e dopo la nascita e p ossiamo capire meglio la causa  della loro angoscia. In effetti,  se non riescono a percepirsi,  avendo la sensazione che il loro corpo sia quello della  madre, come possono sopravvivere una volta separate?  Per loro,  la sensazione soggettiva di avere un corpo è sostenuta solamente dall’angoscia di perderlo definitivamente e sparire, come una luce che si spegne,  dal momento in cui non sono sostenute da un’attenzione, uno sguardo e un pensiero di qualcuno che le «tocca» di continuo, come la madre durante la gravidanza.

FDA – Ma lei come ha avuto accesso a queste angosce prenatali?
TL – Mi sono accorta che queste pazienti avevano delle crisi di bulimia all’inizio dell’analisi, nei momenti di cambiamento,e soprattutto verso la fine, accompagnate spesso da incubi ricorrenti che ritroviamo anche con dei pazienti artisti.

All’inizio dell’analisi, e a volte anche alla fine, alcune sognavano di essere divorate da un enorme bestia feroce, in genere un coccodrillo. Nel libro dei sogni di Fellini, questo incubo interviene ugualmente all’inizio e alla  fine della realizzazione di un film.


Quando la fine si profila, molte assistono impotenti al sequestro e l’omicidio di un bimbo di cui il corpo non viene più ritrovato. Oppure vedono nel sogno la loro  bimba che, caduta  dalla  nave su cui  stavano  viaggiando, affoga nell’oceano in tempesta sotto il loro sguardo.

Oppure è la sognatrice stessa che sparisce trasportata dai flutti di  uno tzunàmi che distrugge tutto al suo passaggio, compresa la memoria di  tutto quello che è successo in analisi.  Ma spesso nel sogno la radio  annuncia solamente l’arrivo dello  tzunàmi e a due riprese: in corso di analisi e alla fine. Anche  l’incubo del sequestro e/o omicidio  del figlio, si può presentare  in due tempi e ci dà più indizi sul fantasma della scomparsa del corpo del bambino, come una serie poliziesca.

Nel primo tempo, il sognatore ha l’impressione di essere stato testimone e complice dell’omicidio di un bimbo di cui ha dimenticato tutto (il viso, il nome e il sesso del bimbo e degli assassini, la data, il luogo) e di cui non c’è più alcuna traccia: il cadavere è scomparso e nessun avviso di ricerca è stato lanciato. Nel secondo tempo, verso la fine dell’analisi, il sognatore ritrova il cadavere nascosto che può essere finalmente identificato e sotterrato, come nel film di Antonioni “Blow Up”.

Nel corso degli anni, ho osservato che delle pazienti incinte, e delle donne incinte non in analisi, avevano durante la gravidanza la stessa successione di incubi delle pazienti bulimiche e anoressiche, che spesso non avevano ancora figli. Ma con le pazienti incinte ho potuto osservare che la successione degli incubi aveva un ritmo più preciso: quelli di divorazione apparivano al concepimento e  quelli di omicidio, sequestro e scomparsa  del bimbo o annuncio dello tzunàmi alla fine del secondo trimestre, quelli di annegamento o arrivo dello tzunàmi durante il terzo trimestre nell’imminenza della perdita delle acque.

Questa serie di osservazioni cliniche mi ha fatto intuire che le donne vivono dei cambiamenti, che possono essere traumatici durante la gravidanza, legati a delle trasformazioni del legame fusionale con il feto e a dei godimenti eccessivi che non possono essere accettati. Gli   incubi ricorrenti esprimono delle angosce  di morte e di annientamento che svelano, secondo me,  l’esistenza di un legame fusionale  molto intenso e di un trauma vissuto con la madre durante la prima separazione, alla fine del sesto mese di gravidanza, quando il bimbo può sopravvivere staccato dal corpo materno. L’intensità di questo trauma dipende dalla capacità dei genitori e dei nonni, ma in particolare delle madri nella genealogia, di pensare, percepire e rappresentarsi inconsciamente questa prima separazione.

Propongo quindi l’ipotesi che il sintomo di anoressiche e bulimiche sia provocato da reminiscenze di traumi  vissuti assieme alla  madre durante momenti critici dello  sviluppo fetale, in cui  una perdita reale di percezioni e un eccesso di godimento restano  indicibili e producono un buco nel simbolico, come direbbe Lacan. Bulimiche e anoressiche riattraversano questa esperienza traumatica durante tutti i cambiamenti, in senso largo,  dell’esistenza.

FDA – Si può guarire da questa malattia?
TL – Sì, penso sia possibile. Non bisogna però confondere la scomparsa del sintomo con la guarigione. Molte pazienti smettono le crisi di bulimia già durante i primi tempi della cura analitica, ma i problemi di fondo non sono risolti.

FDA – Che cosa può fare la psicoterapia per questo genere di malattie?
TL – La psicoterapia psicoanalitica, secondo me, è la sola psicoterapia che può aiutare queste pazienti  a ricostruirsi un’immagine del corpo e ad accettare delle trasformazioni profonde, ma a condizione di analizzare le  dimensioni più inconsce e rimosse di cui vi ho parlato.


FRENCH VERSION

F.D.A. -Peut on vraiment affirmer que les origines de l’anorexie et de la boulimie remontent à la vie fɶtale ?
T.L. – Je pense que oui. Je suis psychanalyste et j’ai toujours eu une passion pour la recherche. Après avoir travaillé des années comme psychologue-chercheur à l’I.N.S.E.R.M. dans un centre de toxicomanes, j’ai décidé de m’occuper de boulimiques et anorexiques dans ma pratique privée de psychanalyste. J’espérais que ces patientes pourraient m’aider à comprendre les origines inconscientes du phénomène de dépendance, étant donné que celui-ci n’a pas les effets secondaires des drogues ingérées. Mon intuition s’est révélée juste. Avec la récurrence des mêmes gestes durant les crises de boulimie, des mêmes propos sur leur corps, des mêmes cauchemars durant la cure psychanalytique, la grossesse et des passages difficiles de l’existence (séparation ou mort d’un être cher) ou les métamorphoses corporelles (puberté, grossesse, ménopause), ces femmes m’ont révélé qu’elles souffraient de réminiscences fœtales.  

F.D.A. Quels sont leurs gestes durant les crises ?
T.L. – Les boulimiques-anorexiques durant la journée ingurgitent de la nourriture en continu avec une grande quantité d’eau pour pouvoir tout vomir facilement, sans rien retenir. Durant la nuit, pour pouvoir dormir et «tenir le coup jusqu’au lendemain matin», comme elles disent, elles boivent un ou deux litres de tisane sucrée ou des yaourts sucrés, et certaines boulimiques se réveillent toutes les trois heures pour uriner, manger et boire. Le fœtus pour survivre doit ingurgiter, cracher et uriner en continu une certaine quantité de liquide amniotique, selon sa phase de développement. Par exemple, au quatrième mois, quand il commence à dormir et à ingurgiter le liquide amniotique, il doit l’avaler, le cracher et l’uriner en quantité suffisante pour le renouveler toutes les trois heures ; au neuvième mois, par contre, il doit le renouveler seulement une fois par jour. Presque toutes les anorexiques-boulimiques avalent seulement un thé ou un café le matin et commencent les crises n’importe quand dans la journée. Les boulimiques se préparent souvent un petit déjeuner assez riche et les crises s’imposent toujours en fin de journée. Mais pour les anorexiques et les boulimiques, comme pour le fœtus, s’endormir avec le ventre vide est très dangereux. Avec ces analogies nous pouvons déjà penser que boulimiques et anorexiques, comme le fœtus, n’ingurgitent pas la nourriture pour satisfaire la faim mais pour survivre et lutter contre l’angoisse.

F.D.A. – Comment pouvons-nous imaginer que le fœtus ressente de l’angoisse ?
T.L. – Déjà au temps de Freud une sage- femme avait suggéré que le méconium expulsé durant l’accouchement pouvait être l’expression de l’angoisse chez le fœtus. Aujourd’hui nous pouvons observer avec l’échographie que l’angoisse de la mère augmente la motricité du fœtus alors que son état dépressif la diminue. Mais la découverte la plus intéressante (M.C. Busnel) est que durant les grossesses à risques le cœur du fœtus de six mois bat plus vite si la mère pense à lui ou parle de lui à quelqu’un d’autre. Cette expérience pourrait confirmer mon hypothèse que, déjà avant de naître, l’enfant comprend et vit dans son corps la traduction de la charge émotionnelle des mots prononcés et/ou pensés à son encontre ou adressés à lui par la mère, avec une préférence pour les paroles douces d’amour ! Ainsi, si la mère l’oublie trop longtemps dans la journée, car trop occupée par autre chose ou trop angoissée, l’enfant ne ressent pas suffisamment des émotions maternelles qui lui donnent le sentiment d’exister.

F.D.A.- Quelle est la relation entre anorexie et boulimie et la nécessité du fœtus à être stimulé par l’attention et les émotions maternelles ?

T.L.- Boulimiques et anorexiques expriment de la même façon leur difficulté à percevoir les limites de leur corps et leur poids sans avoir recours à une balance. Elles avalent une boite de biscuits au chocolat et voilà qu’elles se sentent énormes, comme des éléphants ! Leurs pensées récurrentes «je suis née sans corps » ou bien « je suis gravée dans le rien » décrivent la douleur d’avoir un corps sans poids, sans image, qui ne peut s’ancrer au sol et imprimer une trace de son existence. Ainsi, afin de se sentir vivantes, prendre consistance et devenir visibles, elles doivent se remplir sans cesse de nourriture pour se lester au sol. De plus, j’ai pu observer qu’elles font les mêmes lapsus

en inversant l’ordre symbolique des générations entre la grand-mère et la mère ou la mère et elles- mêmes. Par exemple : «ma mère est morte avant ma naissance» ou bien «quand je suis morte à la naissance». Même lorsqu’elles se regardent dans le miroir elles disent souvent : « celle que je vois est ma mère!» ou bien «la main qui me gave est celle de ma mère!». De cette façon j’ai pu comprendre qu’anorexiques et boulimiques souffrent de troubles de la perception et de la reconnaissance de leur visage et de leur corps (différentes formes d’agnosie) lorsqu’elles répètent

« Ces cuisses appartiennent à ma mère !». Ces observations cliniques m’ont fait penser qu’elles continuaient à se percevoir sans gravité, comme si elles se trouvaient encore à l’intérieur du corps de leur mère. Pour tenter de comprendre ce phénomène, j’ai rencontré des neurologues, une kinésiologue, O. Rouquet et des architectes spécialisés dans la lumière. Mais, surtout, j’ai abordé le problème de l’apesanteur en faisant un travail de danse avec Kitsou Dubois, une amie chorégraphe, qui pour créer des spectacles avec «gravité zéro» a collaboré avec des chercheurs de la N.A.S.A. et du C.N.E.S. (Alain Berthoz) en entraînant des astronautes à l’apesanteur avec la danse dans des simulations de vols paraboliques. Après cette recherche, j’ai compris la fonction capitale du regard et des paroles pour prendre conscience de son propre corps et des mouvements effectués dans l’espace et j’ai pu déduire que mes patientes, comme les astronautes dans la navette spatiale, n’ont pas conscience de leur volume et de leur poids car elles utilisent, comme les funambules, des modèles de perception beaucoup plus sensibles que ceux qui sont utilisés normalement. De plus, nous savons déjà avec Dolto que les enfants jusqu’à trois ans ne se perçoivent pas s’ils ne se regardent pas et nous pouvons ajouter sans le regard et la parole de quelqu’un. Par exemple, lorsqu’ils ont des gants ils ne sentent plus leur mains, c’est comme si elles s’étaient envolées.

Nous pouvons déduire que les patientes anorexiques et boulimiques n’ont pas reçu suffisamment de regards et paroles structurants de la part des parents avant et après la naissance et nous pouvons mieux saisir l’origine de leur angoisse. En effet, si elles n’arrivent pas à se percevoir parce qu’elles ont l’impression que leur corps «appartient» encore à celui de la mère, comment peuvent-elles survivre une fois séparées? Pour elles, le sentiment d’avoir un corps est soutenu seulement par l’angoisse de le perdre définitivement, comme une lumière qui s’éteint, lorsqu’elles sont seules et non soutenues par une attention, un regard et une pensée de quelqu’un qui les «touche» en continu comme la mère durant la grossesse.

F.D.A. – Mais comment avez-vous pu approcher ces angoisses primordiales ?
T.L. – J’ai pu observer que ces patientes avaient des crises de boulimie au début d’analyse, dans les moments de changement et surtout vers la fin, accompagnées souvent de cauchemars récurrents que nous pouvons retrouver aussi chez certains patients artistes. En début d’analyse et, parfois, aussi vers la fin, elles rêvent qu’elles sont dévorées par une bête féroce, souvent un crocodile. Dans Le livre des rêves de Fellini ce cauchemar apparaît au début et en fin de tournage. Quand la fin de l’analyse se profile, certaines patientes assistent impuissantes à l’enlèvement et le meurtre d’un enfant dont le corps n’est plus jamais retrouvé dans leurs cauchemars. Ou bien elles voient leur propre fille (même celles qui n’ont pas d’enfants) qui tombe du navire dans lequel elles voyagent et se noie dans l’océan déchainé devant ses yeux. Parfois, c’est la rêveuse elle- même qui disparaît dans les vagues d’un tsunami qui détruit tout sur son passage y compris la mémoire de tout ce qui s’est passé en analyse. Mais, souvent, le rêve qui annonce le tsunami apparaît deux fois durant la cure, au milieu et à la fin, ainsi que le rêve du meurtre de l’enfant qui se présente en deux temps et avec un scénario digne d’une bonne série policière. Dans la première séquence, le rêveur a la conviction d’avoir été témoin et complice d’un meurtre d’enfant dont il a tout oublié (le visage des meurtriers et de l’enfant, le lieu, la date du crime) et qui n’a pas laissé de traces, le corps de l’enfant mort ayant disparu et aucun avis de recherche n’ayant été demandé par les parents. Dans la deuxième séquence, en fin d’analyse, le rêveur retrouve le cadavre qui peut être, enfin, identifié et enterré comme dans le film de Antonioni Blow up.

Au fil du temps, j’ai pu observer chez des patientes enceintes la même succession de cauchemars que celle qui surgit chez les patientes boulimiques et anorexiques, qui souvent n’avaient pas encore d’enfants. Mais, avec les femmes enceintes, j’ai pu observer une plus grande précision : les cauchemars qui mettent en scène un acte de dévoration apparaissent en début de grossesse, ceux qui figurent le fantasme de meurtre et d’enlèvement de l’enfant à la fin du deuxième trimestre et ceux qui annoncent un tsunami ou la chute du bateau et la noyade de l’enfant au troisième trimestre, dans l’imminence de la perte des eaux.

Ces observations cliniques m’ont fait penser que les femmes vivent des gros changements durant la grossesse qui peuvent se révéler traumatiques s’ils ne sont pas attendus : des transformations corporelles et des variations du lien fusionnel avec le fœtus très intenses ainsi que des excès de jouissance qui ne peuvent être acceptés. Les cauchemars récurrents exprimeraient donc des angoisses primordiales de mort et d’anéantissement qui révèlent, selon moi, l’existence d’un trauma vécu avec la mère au cours de cette première séparation qui a lieu à la fin du sixième mois lorsque l’enfant peut vivre détaché du corps de la mère. L’intensité de ce trauma dépend de la façon dont les parents et les grands-parents, mais surtout les mères dans la généalogie, de penser, percevoir et se représenter inconsciemment cette première séparation. J’avance donc l’hypothèse que le symptôme des anorexiques et boulimiques est provoqué par des réminiscences de traumas vécus durant des passages critiques de la vie fœtale au cours desquels une perte de perception et un excès de jouissance restent indicibles et produisent un trou dans le symbolique, comme dirait Lacan.

Boulimiques et anorexiques traversent cette expérience traumatique au cours de tous les changements de l’existence, au sens large du terme.

F.D.A. – Peut-on guérir de cette maladie ?
T.L. – Oui, je pense que c’est possible. Mais nous ne devons pas confondre la disparition des symptômes avec la guérison.

F.D.A. – Que peut faire la psychothérapie pour ce genre de maladie ?
T.L. – La psychothérapie analytique est la seule psychothérapie, selon moi, qui peut aider ces patientes à se construire une image du corps et à accepter des transformations profondes, mais seulement à condition d’analyser les dimensions inconscientes et refoulées dont je vous ai parlé.


SPANISH VERSION

F.D.A.–  ¿Se puede afirmar de verdad que la anorexia y la bulimia tienen su origen en la vida fetal?
T.L.– Creo que sí. Soy psicoanalista y siempre me apasionó la investigación. Después de trabajar como psicóloga-investigadora en el I.N.S.E.R.M (Instituto Nacional de la Salud y de la Investigación Médica) en un centro para toxicómanos, decidí atender a bulímicas y anoréxicas en mi práctica privada de psicoanalista. Esperaba que estas pacientes pudieran ayudarme a comprender los orígenes inconscientes del fenómeno de dependencia, puesto que no tiene los efectos de las drogas ingeridas. Mi intuición resultó justa. La recurrencia, en estas mujeres, de los mismos actos durante las crisis de bulimia, del mismo discurso sobre su cuerpo, de las mismas pesadillas durante la cura psicoanalítica, el embarazo y los momentos difíciles de la existencia (separación o muerte de un ser querido) o las metamorfosis corporales (pubertad, embarazo, menopausia), me reveló que sufrían de reminiscencias fetales.
F.D.A– ¿Cuáles son sus actos durante las crisis?
T.L.- Las bulímicas-anoréxicas engullen durante el día, de continuo, alimentos con una gran cantidad de agua para poder vomitarlo todo fácilmente, sin retener nada. Durante la noche, para poder dormir y “aguantar hasta la mañana siguiente”, dicen ellas, se beben uno o dos litros de tisana con azúcar o yogurts con azúcar y algunas bulímicas se despiertan cada tres horas para orinar, comer y beber. Para sobrevivir, el feto tiene que ingerir, escupir y orinar de continuo cierta cantidad de líquido amniótico, según su fase de desarrollo. Por ejemplo, en el cuarto mes, cuando empieza a dormir y a  ingerir el líquido amniótico, tiene que tragarlo, escupirlo y orinarlo en cantidad suficiente para renovar el líquido amniótico cada tres horas; en el noveno mes, en cambio, tiene que renovarlo tan solo una vez al día. Casi todas las anoréxicas-bulímicas solo se beben un té o un café por la mañana y empiezan las crisis en cualquier momento del día. Las bulímicas, en cambio, se preparan a menudo un desayuno bastante importante y las crisis se imponen siempre al atardecer. Pero para las anoréxicas y las bulímicas, igual que para el feto, dormirse con el estómago vacío es muy peligroso. Tales analogías nos inducen a pensar que bulímicas y anoréxicas, así como el feto, no ingieren comida para satisfacer el hambre sino para sobrevivir y para  luchar contra la angustia.
F.D.A. -¿Cómo podemos imaginar que el feto siente angustia?
T.L. – Ya en tiempos de Freud una partera había sugerido que el meconio expulsado durante el parto podía ser la expresión de la angustia en el feto. Hoy día la ecografía nos permite observar que la angustia de la madre aumenta la motricidad del feto mientras su estado depresivo la disminuye. Pero el descubrimiento más interesante (M.C. Busnel) es que en los embarazos de alto riesgo el corazón del feto de seis meses late más rápido si la madre piensa en él o habla de él con otra persona. Este experimento podría confirmar mi hipótesis de que, ya antes de nacer, el niño comprende y vive en su cuerpo la traducción de la carga emocional de las palabras pensadas o pronunciadas  respecto a él por su madre, ¡con una preferencia por las tiernas palabras de cariño! Así que, si la madre, muy ocupada en otra cosa o demasiado angustiada, se olvida de él  largo tiempo durante el día, el niño no siente suficientemente emociones maternas que le den el sentimiento de existir.
F.D.A – ¿Cuál es la relación entre la anorexia-bulimia y la necesidad del feto de ser estimulado por la atención y las emociones de la madre?
T.L. – Bulímicas y anoréxicas expresan del mismo modo sus dificultades para percibir los límites de su cuerpo y su peso sin tener que recurrir a la balanza. Se tragan una caja de galletas de chocolate y ya se sienten enormes, ¡como elefantes! Sus ideas recurrentes “nací sin cuerpo” o “estoy grabada en la nada” describen el dolor de tener un cuerpo sin peso, sin imagen, que no puede anclarse en el suelo e imprimir una huella de su existencia. Así que, para sentirse vivas, tener consistencia y llegar a ser visibles, necesitan llenarse sin cesar de comida para lastrarse. Además, pude observar que hacen los mismos lapsos al invertir el orden simbólico de las generaciones entre la abuela y la madre o la madre y ellas. Por ejemplo: “mi madre murió antes de mi nacimiento” o “cuando morí al nacer”.  Incluso cuando se miran en el espejo a menudo dicen: “¡la que veo es mi madre!” o “¡la mano que me atiborra es la de mi madre!”. Así fue  como  pude comprender que anoréxicas y bulímicas sufren trastornos de la percepción y del reconocimiento de su cara y su cuerpo (diferentes formas de agnosia) cuando repiten “¡esos muslos pertenecen a mi madre!” Estas observaciones clínicas me llevaron a pensar que seguían percibiéndose sin gravedad, como si siguieran en el interior del cuerpo de su madre. Para tratar de entender tal fenómeno, encontré a neurólogos, a una kinesióloga, O. Rouquet y a unos arquitectos especializados en la luz. Pero, sobre todo, abordé el problema de la ingravidez mediante un trabajo de danza con Kitsou Dubois, una amiga coreógrafa, quien, para crear espectáculos con “gravedad cero”, colaboró con investigadores de la N.A.S.A. y del C.N.E.S. (Alain Berthoz)  entrenando astronautas a la ingravidez mediante la danza en simulaciones de vuelos parabólicos. A raíz de esta investigación, comprendí la función capital de la mirada y de las palabras para tomar conciencia del propio cuerpo y de los movimientos efectuados en el espacio y pude deducir que mis pacientes, así como los astronautas en la lanzadera espacial, no tienen conciencia de su volumen y su peso porque ellas utilizan, como los funámbulos, modelos de percepción mucho más sensibles que aquellos que se suelen utilizar normalmente. Además, ya sabemos con Dolto que los niños hasta los tres años de edad no se perciben sin mirarse y podemos añadir sin la mirada y la palabra ajenas. Por ejemplo, cuando llevan guantes, ya no sienten sus manos, todo pasa como si éstas se hubieran volado.
Podemos deducir que las pacientes anoréxicas y bulímicas no recibieron bastantes miradas y palabras estructurantes de parte de sus padres antes y después de nacer y podemos entender mejor el origen de su angustia. En efecto, si no consiguen percibirse cuando tienen la impresión de que su cuerpo “pertenece” todavía al de su madre, ¿cómo pueden sobrevivir una vez separadas? Para ellas, el sentimiento de tener un cuerpo está sustentado tan solo por la angustia de perderlo definitivamente, como una luz que se apaga, cuando están a solas y no sostenidas por una atención, una mirada o un pensamiento de alguien que les “toque” de continuo como la  madre durante el embarazo.
F.D.A. – ¿Cómo pudo enfocar estas angustias primordiales?
T.L. – Pude observar que estas pacientes tenían crisis de bulimia al iniciar el psicoanálisis, en los momentos de cambio y sobre todo hacia el final, a menudo acompañadas de pesadillas recurrentes que podemos encontrar también en algunos pacientes artistas. Al principio del análisis y, a veces, también hacia el final, algunas sueñan que las devora una fiera, a menudo un cocodrilo. En El libro de los sueños de Fellini, esta pesadilla aparece al principio y al final del rodaje. Cuando se anuncia el final del análisis, algunas pacientes presencian impotentes el rapto y el asesinato de un niño cuyo cuerpo ya no aparece nunca más en sus pesadillas. O también, ven a su propia hija (incluso las que no tienen hijos) que cae del barco en el que navegan y se ahoga en el océano desencadenado ante sus ojos. A veces, es la misma soñadora quien desaparece en las olas de un tsunami que lo destruye todo a su paso, incluso la memoria de cuanto ocurrió en el análisis. Pero, frecuentemente, el sueño que anuncia al tsunami aparece dos veces durante la cura, a la mitad y al final, así como el sueño del asesinato del niño que se desarrolla en dos tiempos y con un guion digno de un buen serial policíaco. En la primera secuencia, el soñador está convencido de haber sido testigo y cómplice de un asesinato del que se olvidó totalmente (la cara de los asesinos y del niño, el lugar, la fecha del crimen) y que no dejó rastros, habiendo desaparecido el cuerpo del niño y no habiendo pedido los padres ninguna búsqueda. En la segunda secuencia, al final del análisis, el soñador encuentra el cadáver que puede, por fin, ser identificado y enterrado como en la película de Antonioni Blow up.
Con el correr del tiempo, pude observar en unas pacientes embarazadas la misma sucesión de pesadillas que la que surge en las pacientes bulímicas y anoréxicas, que a menudo no tenían todavía niños. Pero, con las mujeres embarazadas, pude observar una mayor precisión: las pesadillas en que las devora una fiera aparecen al principio del embarazo, las que figuran la fantasía de asesinato y de rapto del niño, al final del segundo trimestre y las que anuncian un tsunami o la caída del barco y el ahogamiento del niño en el tercer trimestre, poco antes de romper aguas.
Estas observaciones clínicas me llevaron a pensar que las mujeres viven importantes cambios durante el embarazo que pueden revelarse traumáticos si no se les espera, transformaciones corporales y variaciones del lazo fusional con el feto muy intensas así como excesos de goce que no se pueden aceptar. Las pesadillas recurrentes expresarían, pues, angustias primordiales de muerte y aniquilamiento que revelan, en mi opinión, la existencia de un trauma vivido con la madre durante esta primera separación que ocurre al final del sexto mes cuando el niño puede vivir separado del cuerpo de la madre. La intensidad de tal trauma depende de la manera como los padres y los abuelos, pero sobre todo las madres en la genealogía, piensan, perciben y se representan inconscientemente esta primera separación. En consecuencia, planteo la hipótesis de que  el síntoma de las anoréxicas y las bulímicas lo provocan reminiscencias de traumas vividos durante los momentos críticos de la vida fetal durante los cuales una pérdida de percepción y un exceso de goce siguen indecibles y producen un agujero en lo simbólico, según dice Lacan. Bulímicas y anoréxicas  viven esta experiencia traumática en el transcurso de todos los cambios de la existencia, en el sentido amplio del término.
T.L.– Sí, pienso que es posible. Pero no debemos confundir la desaparición de los síntomas con la curación.

F.D.A. – ¿Qué puede hacer la psicoterapia para esta clase de enfermedad?
T.L. – A mi modo de ver, la psicoterapia analítica es la única psicoterapia que puede ayudar a estas pacientes a construirse una imagen del cuerpo y a aceptar transformaciones profundas, pero con tal que se analicen las dimensiones inconscientes y reprimidas  que acabo de comentarle.

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