Una rosa è una rosa . . .

 


Le elegantissime vetrine disegnate, in occasione della riapertura di Palazzo Rosso all’inizio degli anni Sessanta, da Franco Albini, uno dei maestri della museografia novecentesca, ospitano una mostra di grande suggestione: un percorso visivo e sensoriale a un tempo, un’esplosione di colori ed emozioni, che ruota intorno al fiore che più di ogni altro ha da sempre acceso fantasia e sentimento.

Rosetta Messori ci mostra il profumo delle rose, ponendo l’obiettivo fotografico sempre più vicino, quasi all’interno delle corolle, sintonizzando il tempo dello scatto con il battito del proprio cuore, con il ritmo del respiro, fermando un’immagine quasi impalpabile, e soprattutto restituendo un’emozione.

Scrive Fortunato D’Amico, autore del testo critico in mostra: “I cromatismi gialli, rossi e rosa, percepiti e catturati nella rete delle energie sottili, liberati dall’intervento dell’artista si propagano nell’aria per generare emozioni e stati d’animo inebrianti. L’osservatore ha la sensazione di fluttuare in mezzo a universi sconosciuti immersi dentro altri universi apparentemente domestici.”

Le fotografie di Rosetta Messori sono accompagnate da creazioni di giovani artiste italiane ed europee: dipinti, installazioni, oggetti, mise en scène restituscono il complesso universo di emozioni e sensazioni che il magico fiore riesce a innescare.

Aase Birkhaug, pittrice e fisioterapista norvegese, da sempre lavora con le rose, usando differenti tecniche (acquerello, tempera, gouache, olio, acrilico, pastello) per restituire una sensazione di calma gioiosa; Raluca Andreea Hartea, giovane artista rumena, incoraggia il dialogo tra il mondo interiore e quello esteriore; Barbara Uccelli, con citazioni pittorialiste e inserendosi nella grande tradizione ritrattistica, sceglie il dettaglio di un mazzo di rose adagiate sul pavimento per rappresentare un personaggio storico femminile, Eleonora d’Aquitania; Maria Francesca Rodi propone una scultura-gomitolo costituita da un nastro di 57 metri, composto dall’unione di tre diversi tipi di tessuti riciclati giunti mediante nodi e tinti con tre diverse specie di rose; infine Daniela Pellegrini crea una rosa danzante, nata dalla simbolica fusione di due fiori.


BIOGRAFIE


Rosetta Messori nasce a Modena, vive e lavora a Roma.
Dal 1988 ha sviluppato la propria personale ricerca artistica sulla relazione tra Spazio Tempo ed Energia, attuata prevalentemente con il mezzo fotografico analogico. Ha approfondito le molteplici potenzialità del linguaggio visivo frequentando i corsi di fotografia del professor Victor Ugo Contino presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e successivamente vari corsi presso l’ICP di New York. L’esperienza americana inaugura nel 1989 il suo percorso espositivo, che l’ha portata a presentare i suoi lavori in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero.
Tra le principali esposizioni personali :
Milano Photofestival 2016, Studio Lattuada, il Diaframma; Amman, Jordania, con il patrocinio dell’Ambasciata Italiana; Milano, Macs Mazda Con-temporary Space; Roma, Ministero ei Beni Culturali; Roma, Roseto comunale con NeoArtGallery; Genova, Palazzo Rosso; Roma, Galleria InternoVentidue Arte Contemporanea- “FotoGrafia”, Festival Internazionale di Roma; Spello, Villa Fidelia; Calais, “Trans photographiques Off 5; Roma, UNESCO, Giornata Mondiale Poesia 2006; Roma, Accademia Egiziana; Roma, Farnesina Arte Italiana per il XXI secolo; Mainz, Municipio di Mainz con Carloni Spazioarte- l’Università di Mainz – I.I.C. di Frankfurt; Roma, Auditorium Parco della Musica con M.A.E; Alessandria, Egitto Biblioteca Alessandrina; Galleria Nazionale d’Arte Moderna; Milano, Studio Lattuada; New York, Long Island University- Avram Gallery; Brescia, Museo Ken Damy; New York, 4th Street Gallery;   New York, Doma Gallery;  e presso gli Istituti Italiani di Cultura di Sofia, Stoccolma, Lille, Malta, Damasco e Cairo.
Tra le principali mostre collettive :
Grottaferrata, Museo dell’Abbazia di San Nilo con Neoartgallery; Roma, Galleria Sinopia; Milano, Sabrina Raffaghello Arte Contemporanea; Castelbuono (PA), Ex Scuderie del Castello Comunale dei Ventimiglia Roma; Centro culturale Elsa Morante; Berlino, Festival for contemporary media and film; Roma, Museo Nazionale d’Arte Orientale; Pordenone, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea; Roma, Accademia Egiziana; MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea; Università la Sapienza; Canton, Cina Guangdong Art Museum; Verona, Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri; Pechino, China National Art Museum of China; Venezia, Arsenale, Tese di San Cristoforo; Tirana, Galleria Nazionale; Milano, Lattuada Studio; Atene, Museo Bizantino e Cristiano; Roma, Galleria Edieuropa; Roma, Galleria Il Narciso; Roma, Galleria Sala 1; Ancona, Mole Vanvitelliana; Tripoli, Castello Rosso; Damasco, Commissione Europea in Siria; Salonicco, Centro Unesco; Roma, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea; Baghdad, Società Irachena per la Fotografia; New York, Puchong Gallery.
Scrivono di lei :
Vittorio Schieroni, Fortunato D’Amico , Maria Francesca Bonetti, Andrea Fogli, Sabrina Raffaghello, Anna Amendolagine, Giancarlo Carpi, Elisabetta Papone, Francesca Barbi Marinetti, Claudio Strinati, Italo Zannier, Rosanna Rago, Bruno Di Marino, Maurizio Scudiero, Renato Miracco, Lorenzo Canova, Daniele De Luigi, Aldo Iori, Luca Barreca, Marco Guzzi, Fabrizio Florian, Novella Oliana, Angela Rorro, Gian Luca Marziani, Sandro Iovine, Federica Di Castro, Laura Turco Liveri, Samir Garib, Phyllis Braff (The New York Times), Jonathan Turner (ARTnews), Mohamed Baraka (Al Aharam al Arabi weekly)

Aase Birkhaug inizia disegnare e dipingere all’età di 6 anni. A 13 anni frequenta i primi corsi di arte e pittura ai quali partecipa tuttora. Realizza i suoi quadri utilizzando tecniche diverse: acquerello, tempera, gouache, olio, acrilici e pastelli. E’ convinta che l’ambiente che ci circonda possa influenzare la mente e la salute. E’ riuscita nel tempo a coniugare le sue più grandi passioni, quelle di pittrice e di fisioterapista, cercando di creare un effetto rilassante attraverso i dipinti delle rose. Espone i suoi lavori in Norvegia e all’estero e negli ultimi anni la stampa internazionale le ha dedicato numerose interviste e recensioni.

Raluca Andreea Hartea. Di origine rumena, vive e lavora a Milano. Ha frequentato Arti Visive alla NABA e ha continuato il suo percorso formativo, con forte attrazione per le dinamiche interne umane, indice di un approccio multidisciplinare, completando il biennio in Ipnosi Dinamica e Psicologia Analogica presso l’Istituto CID_CNV. Successivamente ha ampliato il suo bagaglio formativo con corsi sul colore di Max Luscher, seminari di pratiche meditative e ipnotiche, studi sull’astronomia e fisica quantistica. La sua ricerca artistica è influenzata dall’ambito della psicologia traendo ispirazione dai meccanismi dell’inconscio e dalla percezione emotiva. La fascinazione per l’essere umano la porta a indagare l’universo interiore come metodo per esplorare il mondo circostante.

Daniela Pellegrini nasce a Roma il 16 luglio 1980. Si diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma con una tesi sull’estetica della maschera e sulla tecnica di costruzione delle maschere cambogiane, dopo sei mesi di ricerca sul campo a Phnom Penh. Parte del suo progetto fotografico è stato pubblicato in “Teatro e Danza in Cambogia”, edito da Editoria e Spettacolo (2010). Collabora come fotografa per importanti artisti e architetti, fra i quali Alfredo Pirri e H.H. Lim. Le sue foto di reportage e documentazione sono state pubblicate da Contrasto e su diverse riviste di arte e architettura: 2G International Architecture Magazine, Segno, Arte Mondadori, Flash Art, Parallelo 42. Sul web i suoi scatti sonno apparsi su: Domus e Elle Decor.Lavora con compagnie teatrali, stilisti e agenzie di comunicazione. La sua ricerca artistica ragiona sui concetti di permanenza, mutevolezza e fragilità. E’ il tentativo lucido e pungente di leggere la realtà ammettendo l’impossibilità di trovarvi stabilità. In Italia le sue opere sono state esposte all’Accademia dello Scompiglio, nella galleria Varco e a Visiva, città dell’immagine. 

Maria Francesca Rodi (Milano, 1986). Cresce tra antichi quadri e affascinanti oggetti di recupero nell’ attività di famiglia, uno storico mercatino milanese. Compie studi in materie artistiche e fashion. La sua formazione è un intreccio tra arte e moda che si sviluppa attraverso diverse collaborazioni con rinomati brands italiani ed esteri. Per tre anni lavora come assistente di un’artista pop fino al 2014, data in cui si trasferisce in Australia per un anno. Qui lavora come illustratrice per tre marchi di moda e si dedica ad una produzione artistica fondata sulla ricerca dei materiali e sull’ espressione dell’ essere. Rientrata in Italia stringe nuove collaborazioni artistiche, tra cui la Fondazione Pistoletto.

Barbara Uccelli, dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, inizia un percorso di formazione artistica specializzandosi nella regia teatrale e nella coreografia. Approda al mondo dell’arte dopo studi personali orientati alla contaminazione tra diverse forme di espressività. Inizia così una ricerca centrata non più sul mezzo espressivo ma sul risultato, i cui principali elementi di analisi sono la materia, il concetto e lo spazio. Tematiche quali il femmineo, la sostenibilità ambientale e sociale, lo studio dei luoghi e il recupero delle tradizioni, diventano strumenti di ispirazione dai quali hanno origine tutti i suoi lavori. L‘indagine documentale, sviluppata attraverso la lettura di libri e l’ascolto di racconti orali, nel suo evolversi genera la creazione di in un’opera d’arte statica (fotografia o scultura) o dinamica (performance, video, installazione) e prosegue continuando ad esplorare nuovi approcci artistici. Ha realizzato mostre personali e collettive in spazi privati e pubblici, in Italia e all’estero. Attualmente vive e lavora a Milano.

Fortunato D’Amico, curatore indipendente da sempre interessato a navigare nella multidsciplinarietà e multiculturalità dei linguaggi, transitando dai territori dell’arte, del design e del”architettura, coniugati con la filosofia, la scienza, l’astronomia, i sistemi di vita. Per la televisione ha prodotto alcune trasmissioni televisive, come l’Archibalena e i Talenti.
Dal 2013 è il curatore della rassegna Natura Contemporanea, Presso la G.A.M. Galleria di Arte Moderna del Museo di Genova Nervi. E’ uno dei curatori di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto. Per La Stampa.it è autore del blog culturanatura.
Tra le manifestazioni recenti:da ricordare Made4Ceramics -Made Expo Milano 2013; Superortopiù – Coltivare la Città –Il terzo Paradiso di Michelangelo PIstoletto, Milano 2014; Politecnico di Milano, Campus Bovisa, e Le Idee e la Materia, Milano 2014; Silvino Lopeztovar, Diseño de Autor, Mexico City, 2014; Il Terzo Paradiso: 6 installazioni di Michelangelo Pistoletto, Brescia, 2015; Il Terzo Paradiso, installazione di MIchelangelo Pistoletto, Mexico City, 2015; LANDAU, Père & fils Sigmund & Jean Pierre Landau, Milano 2015; BAR – Bellezza, Arte e Ristoro Architettura, cibo e design nell’Italia del ‘900, la sezione espositiva Kilometro Zero, Roma 2015; XFormance –Arti in Movimento, Torino 2016


TESTO CRITICO di FORTUNATO D’AMICO


E’ una virata inaspettata quella di Rosetta Messori che dalle vibranti e luminose foto in bianco e nero dedicate al tema dell’acqua devia dalla sua consolidata scelta stilistica e ci dirotta sulla straordinaria “vie en rose” ricoperta di coloratissime fotografie, fulcro portante attorno a cui ruota e si sviluppa questa mostra. E’ lei stessa a indicarci le ragioni di una scelta parallela al procedere del suo percorso artistico, quando dice che “…riuscire ad ottenere un visivo profumo di rosa è un misto di trasporto amoroso e della volontà di essere lì, presente allo stupore provato. Come in tutta la mia ricerca fotografica, l’immagine  è ottenuta attraverso il movimento della macchina fotografica durante la ripresa, senza nessuna modifica in  post-produzione”.

Con la camera Rosetta Messori segue il flusso invisibile delle informazioni e immagazzina l’energia di luoghi, persone, oggetti. L’apparecchio fotografico è una protesi dinamica della visione, un’estensione dei propri occhi e del proprio corpo, prestata allo svelamento del linguaggio visivo nascosto dietro le infinite produzioni di immagini partorite nel ciclo della vita quotidiana.

L’operazione artistica non tende ad alterare la naturale predisposizione delle cose, fissa invece il frame del tempo perduto che sfugge alla nostra percezione e sposta l’attenzione sulle dimensioni sensibili governate dalle frequenze dello spirito.

I cromatismi gialli, rossi e rosa, percepiti e catturati nella rete delle energie sottili, liberati dall’intervento dell’artista si propagano nell’aria per generare emozioni e stati d’animo inebrianti. L’osservatore ha la sensazione di fluttuare in mezzo a universi sconosciuti immersi dentro altri universi apparentemente domestici. Visioni intuitive marciano al ritmo del battito del cuore, si muovono simbiotiche intorno ai paesaggi degli attimi fuggenti, organizzano la silenziosa cattura delle immagini, confermata ogni talvolta dal suono del click dell’obiettivo fotografico azionato dalla leggera pressione delle dita che scandisce inesorabile il tempo dell’azione.

La pittrice norvegese Aase Birkhaug è una donna convinta che vedere e meditare sulle rose fa bene alla salute. Colorata e intensa la sua poetica pittorica ritrae le rose come strumenti di guarigione e le utilizza nella sua attività di fisioterapista. I colori hanno un effetto stimolante sul sistema sensoriale e i suoi studi, le numerose ricerche artistiche da lei svolte dipingendo con acquerello, tempera, gouache, olio, acrilico e pastelli, hanno accertato il potere curativo di questi fiori. Dopo lunghe sperimentazioni oggi è stata insignita di numerose onorificenze, tra le quali quella di “Rosa di Norvegia”.

Decisamente “particolare” l’opera presentata da Barbara Uccelli che, tratta dalla serie fotografica “Queens”, sceglie il dettaglio di un mazzo di rose adagiate al pavimento per rappresentare Alienor d’Aquitania. Nell’immagine da cui è tratto il frame in mostra a Palazzo Rosso di Genova, l’artista appare vestita nei panni della regina con in braccio un leoncino di peluche. Il contesto narrativo è tutto dentro una scenografia semplice ma ricca di dettagli minuziosi, simboli e oggetti personali a lei appartenuti e sistemati intorno alla sua persona. Cosi, come accade nei ritratti rinascimentali, il sistema dei segni organizzato in questa fotografia restituisce al pubblico indizi importanti della vita del soggetto. Tra le rose in primo piano le missive che la regina, madre di Riccardo Cuor di Leone, nascondeva per non far scoprire ai suoi nemici i piani di corte.

Maria Francesca Rodi propone una scultura-gomitolo che ha chiamato “Rose al cubo”. L’opera è costituita da un nastro di 57 metri, composto dall’unione di tre diversi tipi di tessuti riciclati giunti mediante nodi e tinti con tre diverse specie di rose. Le due estremità della lunga matassa sono lasciate libere per consentirne un ulteriore sviluppo di eventuali aggiunte. I nodi scandiscono una ripetizione ritmata “what goes around comes around”, tutto ciò che va ritorna, proprio come l’ acqua utilizzata nella lavorazione di tintura che in questo caso, è unicamente di riciclo. Un progetto in continua evoluzione dove ogni nodo suggella un nuovo avvenimento con uno passato, una nuova relazione con una datata, in un mondo dove ogni cosa è correlata.

Tre rose concettuali contraddistinguono l’installazione chiamata “Esoterica” di Raluca Andreea Hartea, giovane artista rumena impegnata da qualche anno a incoraggiare attraverso l’arte il dialogo tra il mondo interiore e quello esteriore. Le stelle del cielo infinito, serbatoio inesauribile di simboli e racconti mitologici, sono il vero nutrimento del pianeta, delle persone e di tutte le specie viventi. Le rose di questa installazione hanno impresso sui loro petali il segno del paesaggio stellare che le sovrasta, per questo vibrano in sintonia con l’universo. L’opera fa anche riferimento alla stella polare, la cui proiezione sulla sfera terrestre determina il polo artico, il punto di origine degli arti, le linee che formano il sistema dei meridiani e i paralleli. Una lezione per ricordare che il principio della nostra conoscenza ha il cuore che brilla nel firmamento, in una piccola stella della costellazione dell’orsa minore.

“Rosa è Bianca, Rosa è Rossa Rosa” è il prodotto dell’alchimia poetica di Daniela Pellegrini e della sua fotografia ricca di affinità con l’opera di trasmutazione compiuta dai mitici alchimisti del passato, come Christian Rosenkreuz, fondatore dell’Ordine dei Rosacroce. Due rose, una bianca e l’altra rossa, sospese a un filo, si fondono insieme, avvitate da un movimento rotatorio, oscillante, vorticoso, agitato tra l’alto e il basso, dando origine a un nuovo soggetto: una rosa danzante, esito reale di questa fusione dinamica. L’immagine della rosa è quella del Rebis, risultato simbolico del matrimonio alchemico tra Sole e la Luna, che rappresenta la combinazione del principio maschile e del principio femminile in un essere unico. Corpo e spirito sono ora uniti per illuminare tutte le regioni dell’esistenza e avviare il cammino verso una nuova vita.


“Una rosa è una rosa . . .”.

Fotografie di Rosetta Messori

con creazioni di Aase Birkhaug, Raluca Andreea Hartea, Maria Francesca Rodi, Barbara Uccelli, Daniela Pellegrini

Testi di Fortunato D’Amico

Musei di Strada Nuova – Palazzo Rosso
Via Garibaldi, 18 – 16124 Genova

29 luglio – 4 settembre 2016

Inaugurazione giovedì 28 luglio ore 17

orario: martedì-venerdì 9 – 19; sabato e domenica 10 -19,30; primo e ultimo venerdì del mese (5 e 26 agosto; 2 settembre) 9 – 21

Promossa dal Settore Musei e Biblioteche del Comune di Genova, progetto GenovaFotografia


Genova-Fotografia

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