La pratica artistica. Percorsi di rinascita

46386045_513240719175558_5079986377387409408_n.jpgIn occasione della Giornata internazionale dei diritti di infanzia e adolescenza si sono incontrati a dialogare sul tema dell’abuso, l’artista Luca Sacchetti, presente con una mostra intitolata “il danno” nella strada Sotterranea del Castello di Vigevano fino al 25 novembre, Fortunato D’Amico, il curatore della mostra, Paola Rizzi, fotografa e Sara Conforti artista e attivista, tra le più impegnate nelle lotte per i diritti umani.

In Europa si stima che siano 18 milioni i bambini vittime di abusi sessuali, 44 milioni quelli che hanno subìto violenze fisiche e 55 milioni quelli che hanno dovuto sottostare ad abusi psicologici.

Per affrontare questo tema è inevitabile porre lo sguardo su un lato oscuro dell’essere umano, in cui è doloroso e sconcertante addentrarsi, soprattutto quando a confermarne l’esistenza sono i numeri degli abusati, tanti, troppi. Ma com’è possibile che si verifichino così tanti abusi su minori?

Dove e perchè? forse non così lontano, anzi se il fenomeno ha queste dimensioni significa che accadono anche nelle nostre case o addirittura in quei luoghi adibiti per la protezione dei minori, che invece si trasformano in trappole oscure, ancora più difficili da smascherare, ancora più contorte per capirne le dinamiche.

La riflessione maturata da questo dialogo filtrato e reso possibile dalla pratica artistica, è l’assoluto abbandono delle vittime nel loro percorso di una possibile gestione del danno subito in direzione di una confortante protezione ed inserimento all’interno del contesto sociale e di un alleviamento psicologico necessario a riequilibrare la personalità degli individui.

Come la mostra “Il danno” e questo dibattito hanno fatto capire, l’arte è certamente uno strumento per consentire a tutti di relazionarsi su temi che altrimenti sarebbero difficili da trattare. L’arte può e deve essere un mezzo utile a promuovere azioni sociali reali e non spettacolari, a partire dall’etica che responsabilmente diventa estetica dell’etica.

Dobbiamo chiederci come possiamo combattere questo dilagante atteggiamento di sottomissione e disprezzo nei confronti di altri individui? Come possiamo colmare squilibri di vite vissute in società che vogliono tenere separati gli individui nella solitudine consumata davanti a una tv o un display digitale. Siamo diventati un’umanità sconnessa anche se poi ci riteniamo iper connessi, ma siamo insensibili, portati verso l’azzeramento dell’empatia emozionale, della sensibilità e della compassione verso gli altri. Un atteggiamento culturale che lascia spazio a sentimenti di odio, paura del diverso da noi, intolleranza, invidia, competizione, rancore; che ci insegnano a raggiungere la affermazione personale solo attraverso la distruzione dell’ ”altro”.

I dati ufficiali ci dicono che nel problema dell’abuso e del bullismo sono coinvolte tantissime persone che conosciamo, magari anche nella nostra famiglia. Tutti nascosti o rigettati da un clima di omertà generalizzato. Gli abusi ai minori ad esempio vedono in grande crescita il turismo sessuale, in particolare anche quello femminile. Come tutti sanno anche all’interno della chiesa, della scuola, delle istituzioni, questi sono oggi i punti critici per trattare l’argomento, proprio perchè le pratiche dell’abuso e del bullismo avvengono dentro queste strutture che invece dovrebbero essere preposte al loro controllo.

E’ chiaro quindi che il lavoro da fare è molto, sono le basi sulla quale stiamo costruendo i rapporti umani che devono essere riprogettate, iniziando a prendere consapevolezza di quanto siano state compromesse, soprattutto da tutto ciò che ci sembra innocuo e che invece avanza nella quotidianità nel costruire i muri che ci chiudono nelle nostre stanze private, lontano da tutti e da tutto per elaborare alibi all’odio anzichè dare spazio all’Amore.

E’ importante insegnare ad amare, fornire gli strumenti, i gesti , le parole che esprimono sentimenti amorevoli verso gli altri, anche verso coloro che ci sembrano molti distanti e soprattutto verso coloro a cui non è stato insegnato.

Occorre fermarsi e riflettere su questi numeri, sono lo specchio di qualcosa che sta andando nel verso sbagliato, le potenzialità oggi sono altissime, possiamo veicolare messaggi velocemente e ad un numero di persone enorme con un solo gesto che risuonerà in luoghi e in persone che non conosciamo, la responsabilità è sempre maggiore e questa consapevolezza deve essere assimilata da chiunque abbia strumenti e mezzi per veicolare messaggi, ormai tutti.

Ma non basta, cosa possiamo fare? verrebbe da urlarlo a questi numeri inaccettabili, a questi numeri che non hanno ragione di esistere…cosa dobbiamo fare? 

Iniziamo costruendo occasioni come queste in cui è l’arte a proporci questo tema e portiamolo su altri tavoli di discussione.

Progettiamo insieme un’azione di dimensioni maggiore di questi numeri, in grado di distruggere queste stanze private, questi fortini, in cui si generano dapprima il pensiero e poi l’azione di atti altrimenti inimmaginabili; è necessario farlo con istituzioni, associazioni, scuole, professionisti, vittime e carnefici.

Chiara Crosti

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